Una chiave separata per l’automazione invece di condividere una password: i token e i loro limiti
Dare una password a uno script scrive in un file tutto ciò che quella persona possiede. Un token è una chiave separata: si revoca da sola, ha una data di fine e può avere meno autorità dell’account.
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Uno script di backup, uno strumento di monitoraggio o un lavoro di provisioning deve collegarsi al sistema. Il primo riflesso è passargli una password, e di solito quella dell’account con più privilegi. È lì che iniziano i guai.
Che cosa consegna una password consegnata
Una password appartiene a una persona. Quando la dai a uno script gli hai dato tutto ciò che quella persona possiede, per giunta in chiaro dentro un file. Quando la password cambia l’automazione si ferma, e quando la persona se ne va la password viene cambiata, ma che l’automazione ci fosse appesa di solito lo si ricorda proprio quel giorno.
Che cosa fa un token
Un token è una chiave separata legata a un account. Separa tre cose: si revoca da sola, può avere una propria data di fine, e avendo un nome si sa quale lavoro lo usa. Poter spegnere un’automazione senza cambiare una password sembra un dettaglio; man mano che l’impianto cresce è proprio la cosa più utile.
La vera domanda: che cosa può fare il token
L’impostazione più importante di un token è se porta con sé l’autorità dell’account così com’è. Se la porta, il token è potente quanto il suo proprietario. Se il proprietario ha pieni privilegi li ha anche il token, e ora sta dentro un file su qualche macchina.
Con la separazione attiva, il token ha solo l’autorità concessa al token stesso. A uno script di backup dai quanto basta per fare backup, e anche se quello script viene compromesso, quello è tutto ciò che se ne va. Scegli per impostazione predefinita il lato stretto e apri quello largo solo di proposito.
Il segreto si vede una volta sola
Quando un token viene creato ne vedi il segreto una volta. Non è un capriccio dell’interfaccia: il sistema non conserva quel valore in forma leggibile. Se lo perdi ne crei uno nuovo, ed è il comportamento corretto. Se fosse rileggibile da qualche parte, il vero problema sarebbe quello.
Dove finisce a vivere la chiave
Dove sta la chiave conta più di quanto sia forte. Uno script finito in un repository, una configurazione entrata in un file di backup, una finestra catturata in uno screenshot: tutti portano la chiave. Decidi dove verrà scritta prima di crearla.
Data di fine e rinnovo
Una chiave con una data di fine smette un giorno di essere un rischio, anche se nessuno se ne occupa. Una senza data vive per anni e di solito sopravvive a chi l’ha creata. Metti una nota su ogni chiave: quale lavoro la usa, chi ne risponde.
Che cosa fa Atlas
Atlas gestisce i token per account. Alla creazione, tenere l’autorità del token separata da quella dell’account è attivo per impostazione predefinita: il lato stretto è il punto di partenza e allargarlo è un passo consapevole. Il segreto viene mostrato una volta al momento della creazione e non viene conservato nel pannello. I token esistenti sono elencati con la loro nota e la data di fine, così alla domanda "quale automazione su questa macchina si collega con quale chiave" si risponde leggendo.
Fonti
La documentazione ufficiale di Proxmox. In inglese, e su questo argomento l’ultima parola è la sua.