Scegliere l’hardware virtuale: ciò che mostri all’ospite ne decide la velocità

L’hardware di una macchina virtuale non è un fatto ma una scelta. Il vecchio hardware emulato è uno strumento del giorno dell’installazione, non della vita della macchina.

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L’hardware di una macchina virtuale non è un fatto, è una scelta. Sei tu a decidere quale scheda di rete e quale controller di dischi vengono mostrati all’ospite. E quella decisione determina direttamente la velocità della macchina.

Due famiglie

Hardware reale emulato. All’ospite viene mostrata una scheda fisica che conosce da anni. Poiché la conosce già, non serve installare nulla in più.

Hardware progettato per la virtualizzazione. All’ospite viene mostrato un dispositivo che dice "io sono virtuale". Poiché l’ospite lo sa, parla una lingua breve e diretta.

La differenza si vede nelle prestazioni. Con una scheda emulata ogni pacchetto passa per uno strato che imita il comportamento di un hardware che in realtà non esiste. Con un dispositivo progettato per la virtualizzazione quell’imitazione sparisce.

Perché esiste l’emulazione

Per compatibilità. Un vecchio sistema operativo senza driver virtuali guarda la scheda emulata, dice "questa la conosco" e si avvia senza problemi.

L’hardware emulato è quindi uno strumento del giorno dell’installazione. Perché la macchina si avvii, si possa entrare e installare i driver.

Il problema vero: nessuno torna indietro

È qui che si inceppa. La macchina viene installata, gira, fa il suo lavoro. Nessuno dice "ora i driver virtuali ci sono, cambio l’hardware".

Risultato: per mesi, a volte anni, quella macchina continua a girare con l’hardware provvisorio scelto il giorno dell’installazione. Niente segnala errori. È soltanto più lenta di quanto dovrebbe.

La regola è semplice: l’hardware emulato è uno strumento del giorno dell’installazione, non della vita della macchina. Cambialo appena i driver sono pronti dentro l’ospite.

Le due impostazioni che nessuno riapre

Il modello di scheda di rete. I modelli vecchi restano selezionabili e, selezionati, funzionano. Che funzionino non vuol dire che siano giusti.

Far girare la coda del disco su un proprio filo di esecuzione. Questo evita che le richieste al disco aspettino l’elaborazione principale della macchina. Disattivato, tutto funziona lo stesso, solo che nei momenti carichi le cose si aspettano a vicenda.

Entrambe restano al valore predefinito in fase di installazione e non vengono mai più riaperte.

E una lezione sulla misura: un totale non è un sintomo

Questa è la parte più generale dell’articolo, e non vale solo per l’hardware virtuale.

Le schede di rete hanno un contatore dei pacchetti persi, e quel contatore non viene mai azzerato. Se una macchina che l’anno scorso ha avuto un’ora brutta mostra duecento pacchetti persi, quel numero resta lì per sempre.

Guardare quel numero e dire "questa macchina perde pacchetti" è sbagliato. La domanda giusta è li sta perdendo adesso, cioè non il totale ma la velocità. Quanti pacchetti si perdono in un minuto?

La stessa distinzione c’era nell’usura dei dischi: non la percentuale ma la pendenza. Si può scrivere come regola generale: un totale accumulato racconta il passato, una velocità racconta l’oggi. Le decisioni si prendono guardando l’oggi.

Che cosa fa Atlas

Atlas riconosce i vecchi modelli di scheda di rete e lo segnala quando una macchina ne usa ancora uno. Allo stesso modo mostra quando la coda del disco non gira su un proprio filo di esecuzione.

Entrambi sono a livello consiglio, non avviso. Il motivo è lo stesso dell’articolo precedente: queste cose non sono rotte, potrebbero solo essere migliori. Chiamare avviso ciò che non è rotto svaluta gli avvisi veri.

Sulla perdita di pacchetti il prodotto applica la lezione di misura di cui sopra: non guarda il contatore accumulato ma la velocità di perdita degli ultimi minuti. Se si perde almeno un pacchetto al minuto la scheda compare; quando la perdita cessa, la scheda sparisce da sola.

La ragione è scritta nel codice: per via di un contatore mai azzerato, una macchina che in passato perse duecento pacchetti sembrerebbe colpevole a vita. La domanda posta non è "ne ha persi in passato" ma "ne sta perdendo adesso".

Fonti

La documentazione ufficiale di Proxmox. In inglese, e su questo argomento l’ultima parola è la sua.

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